Patatine fritte a tutte le ore del giorno e della notte

Articolo pubblicato il 25/11/2015 - Novità - Nutrimento

In prova dall'8 settembre in un'università olandese, il primo distributore automatico di patatine fritte potrebbe andare ad integrare la gamma di prodotti proposti negli altri distributori già installati nelle università, negli hotel e nelle stazioni.

Mentre i giapponesi hanno già installato distributori automatici uno più folle dell'altro, gli Europei si accontentano per lo più di barrette di cioccolato, bibite e panini freddi, che si trovano nei distributori delle sale d'attesa e delle stazioni.
Innovativa nel settore, la start-up Caenator ha sviluppato un distributore automatico di patatine fritte, in collaborazione con alcuni studenti dell'Università di Wageningen e con l'incubatore di imprese StartLife. Con un euro e in solo 110 secondi, la macchina frigge le patate in un bagno di olio vegetale, poi eroga un contenitore accompagnato da una salsa (maionese, ketchup curry o ketchup) e delle bustine di sale. Rispondendo alle esigenze delle imprese che potrebbero installare il dispositivo nelle loro sale mensa, questo distributore di patatine fritte non emana odori ed è veramente poco rumoroso. A tal fine, il sistema interno è stato progettato in modo da separare la zona di frittura dal contenitore refrigerato, pensato per ricevere fino a 25 chili di patate già pelate.
Collaudato in collaborazione con la società di ristorazione collettiva Sodexo, il distributore di patatine fritte creato da Caenator potrebbe trovare spazi dedicati negli hotel, i bar, le stazioni o le sale per la piccola ristorazione. "I rosticcieri e i proprietari di bar e di ristoranti vedono la macchina come un mezzo per conservare o aumentare il loro turnover. Le compagnie di trasporto considerano il distributore un mezzo per rendere i tempi d'attesa meno fastidiosi. Per molti hotel economici, è un modo per offrire un servizio 24h/24, 7 gg/7", ha sottolineato Bastiaan Roest, ex capocuoco e cofondatore di Caenator.

Foto: Università di Wageningen

Articolo scritto da Cécile Lessard
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