Topshop rimuove senza indugio i manichini fin troppo magri

Articolo pubblicato il 14/10/2015 - Negozi - Moda

Il messaggio di protesta riguardo un manichino ultra-magro, pubblicato sulla pagina Facebook di Topshop ha scatenato così tanta pressione sulla catena d'abbigliamento al punto che è stato deciso di non utilizzare più manichini così poco realistici.

È cominciato tutto quando Laura Berry è andata ad acquistare un paio di jeans al Topshop di Bristol. Ma ha subito notato uno dei manichini, ed è rimasta scioccata dalla sua altezza e dalla sua eccessiva magrezza. Dunque ha lasciato il negozio senza acquistare i suoi jeans, ma con la ferma intenzione di condividere la sua indignazione riguardo questa immagine tutt'altro che realistica, e l'impatto che potrebbe avere sulle ragazze più giovani. "Sono grande e matura abbastanza da sapere che non indosserò mai quella taglia, ma poiché a un certo punto siamo state tutte delle adolescenti impressionabili, sono piuttosto certa che chiunque avesse visto una cosa del genere durante l'adolescenza sarebbe rimasto con il dubbio che fosse quella la forma richiesta ai nostri corpi" ha scritto Laura, commentando la foto che ha postato sulla pagina Facebook di Topshop.

Il suo post ha ricevuto centinaia di "Mi piace" e risposte, inclusi i commenti da Topshop, che si è giustificato: "L'altezza complessiva (187cm) è maggiore della media delle ragazze e la forma è stilizzata per esercitare più impatto in negozio. Poiché i manichini sono costruiti con vetroresina resistente, è necessario che la loro forma sia di dimensioni tali da poterli vestire e svestire facilmente; pertanto non sono atti a indicare alcuna rappresentazione del corpo medio femminile." Nonostante ciò, Laura ha fatto una certa pressione sul marchio, e Topshop ha annunciato alcuni giorni fa che non utilizzerà più quel tipo di manichini. Segnalazioni simili sono state pubblicate dai clienti su Twitter lo scorso anno, criticando marchi come Topshop (ancora), Primark o La Perla.

Foto : Eastgate Basildon

Articolo scritto da Cécile Lessard
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